Nel 1906, due biochimici inglesi, Arthur Harden e William Young, studiavano la fermentazione del lievito di birra quando isolarono un composto che chiamarono «cozimasi». Ci sarebbero voluti decenni prima che la biochimica capisse in cosa si sarebbe trasformata quella sostanza: il NAD+, nicotinamide adenina dinucleotide, una molecola oggi nota per il suo ruolo in oltre 500 reazioni biologiche, dalla produzione di energia cellulare alla riparazione del DNA. Il problema, documentato dagli anni 2000, è che il suo livello diminuisce con l'età. La soluzione più studiata consiste nel fornire al corpo uno dei suoi precursori diretti, una molecola che le cellule sanno trasformare in NAD+. Due candidate dominano il campo: la nicotinamide riboside (NR) e la nicotinamide mononucleotide (NMN). Sono strutturalmente quasi identiche: la NMN è, in sostanza, NR con un gruppo fosfato in più. Ma «quasi identiche» sulla carta non significa equivalenti nei fatti. Ecco cosa permettono davvero di affermare dieci anni di ricerca, confrontati molecola per molecola.
Due strade verso la stessa destinazione
Il NAD+ non può essere ingerito direttamente: la molecola è troppo grande e troppo carica elettricamente per attraversare intatta la parete intestinale. Il corpo deve quindi ricostruirlo da solo, a partire da precursori più piccoli. La NR e la NMN sono due tappe consecutive di questa stessa catena di produzione, poste appena prima del traguardo: NR → NMN → NAD+. Assumere l'una o l'altra equivale, in teoria, a entrare nella catena di montaggio da due stazioni diverse, a un passo di distanza.
Sulla carta, l'argomento a favore della NMN sembra inattaccabile: è più vicina al prodotto finito, quindi dovrebbe richiedere meno passaggi di conversione. È l'argomento commerciale più ripetuto dell'ultimo decennio. Si rivela, come mostra la sezione successiva, molto più fragile di quanto sembri.
Le due molecole fanno davvero salire il NAD+? E a quale dose?
Prima di andare oltre, rispondiamo alla domanda più diretta: entrambe le molecole mantengono la loro promessa di base? Sì, entrambe. Ma la risposta completa sta tutta in una parola: la dose. Un numero spettacolare, tolto dal suo contesto di dosaggio, non significa nulla — ed è esattamente l'errore che commettono molti articoli su questo tema.
Per la NR, il primissimo studio sull'uomo ha testato, nello stesso trial, tre dosi singole: 100, 300 e 1.000 mg (Trammell et al., 2016). Risultato: l'aumento del NAD+ nel sangue è direttamente proporzionale alla dose — più alta è la dose, più marcato è l'effetto. Gli aumenti più spettacolari riportati in letteratura provengono dai dosaggi più alti testati, così come gli studi di assunzione cronica che hanno confermato e prolungato questo effetto: sei settimane a 1.000 mg al giorno in adulti di mezza età e anziani (Martens et al., 2018), tre settimane a 1.000 mg al giorno nel muscolo scheletrico di uomini anziani (Elhassan et al., Cell Reports, 2019). A 300 mg al giorno — la dose che si trova in una formula di micronutrizione quotidiana come la nostra — l'effetto è reale e dose-dipendente, ma più moderato rispetto ai valori ottenuti con una dose tripla. È un punto di rigore essenziale: confrontare un dosaggio quotidiano di 300 mg con risultati ottenuti a 1.000 mg significherebbe confrontare cose diverse.
Per la NMN, lo studio di riferimento ha testato 250 mg al giorno per dodici settimane e misurato un aumento di 2,57 volte il NAD+ nel sangue intero (Igarashi et al., npj Aging, 2022) — un dosaggio, questa volta, vicino a quello usato per la NR nelle formule più comuni. Vale la pena segnalare una sfumatura: nello studio di riferimento su donne in postmenopausa con prediabete, anch'esso a 250 mg al giorno, la NMN ha fatto salire il NAD+ nelle cellule del sangue, ma non nel muscolo scheletrico stesso — anche se la sensibilità all'insulina migliorava (Yoshino et al., Science, 2021). Un promemoria utile: un NAD+ ematico in aumento e un NAD+ tissutale in aumento non sono sempre la stessa cosa, per nessuna delle due molecole.
Il vero insegnamento di questa sezione non è quindi «la NR funziona meglio» o «la NMN funziona meglio», almeno non su questo solo criterio. È che la dose cambia tutto, e che un confronto onesto va fatto dose per dose, mai numero contro numero tolto dal suo contesto. Ciò che si può affermare senza questa riserva riguarda invece altro: da quando ciascuna molecola viene studiata, su quante persone e condizioni diverse, e con quale quadro legale.
Dieci anni di distacco, non un dettaglio
Lo sapevi? Il primissimo studio sull'uomo sulla NR è stato pubblicato nel 2016. Il team di Samuel Trammell, all'Università dell'Iowa, ha testato tre dosi orali (100, 300 e 1.000 mg) e osservato un aumento dose-dipendente del NAD+ nel sangue (Trammell et al., Nat Commun, 2016). Due anni dopo, nel 2018, un team dell'Università del Colorado ha pubblicato il primo studio di supplementazione cronica: sei settimane di NR, in doppio cieco contro placebo, in adulti sani di mezza età e anziani — ben tollerata, con un aumento confermato del NAD+ (Martens et al., Nat Commun, 2018). Da allora, la NR è stata testata in studi sull'arteriopatia periferica (Nat Commun, 2024) e, ad alto dosaggio, sulla malattia di Parkinson (studio NR-SAFE, Nat Commun, 2023) — quasi un decennio di studi clinici pubblicati, su popolazioni e durate diverse.
Il primo studio sull'uomo sulla NMN, invece, risale al 2020. Ha coinvolto dieci uomini giapponesi sani, a cui è stata somministrata una dose singola (100, 250 o 500 mg), con un follow-up di cinque ore (Irie et al., Endocr J, 2020). Quattro anni di distacco rispetto al primo studio sulla NR, quindi — e un protocollo di partenza nettamente più limitato: una sola somministrazione, un campione molto piccolo, poche ore di osservazione, mentre la NR aveva già testato più dosi fin dall'inizio e, dal 2018, una supplementazione prolungata. Dal 2020, gli studi sulla NMN si sono moltiplicati, in particolare in Giappone e Cina, ma il corpus di evidenze resta, a oggi, nettamente più giovane e meno diversificato di quello della NR.
Un percorso che la scienza conosce, un altro ancora dibattuto
Ecco il punto meno noto al grande pubblico, e tuttavia il più rivelatore. Per entrare in una cellula, la NR utilizza porte ben identificate: trasportatori di nucleosidi chiamati ENT1, ENT2 ed ENT4, descritti e confermati da diversi team indipendenti. Questo meccanismo non è oggetto di alcuna controversia in letteratura.
Per la NMN, la storia è diversa. Nel 2019, un team ha proposto l'esistenza di un trasportatore dedicato, chiamato Slc12a8, capace di far entrare la NMN direttamente nella cellula, senza passare dalla NR (Kim et al., Nat Metab, 2019). Lo stesso anno, un altro team ha pubblicato una risposta dal titolo, senza mezzi termini, «Assenza di prove che Slc12a8 codifichi un trasportatore di nicotinamide mononucleotide» — concludendo che le prove genetiche, farmacologiche e cinetiche disponibili indicano al contrario che la NMN extracellulare viene prima defosforilata in NR, da un enzima chiamato CD73, prima di poter entrare nella cellula (Grozio et al., Nat Metab, 2019). Gli autori dello studio iniziale hanno risposto, confermando la propria posizione tramite tracciamento isotopico. Il dibattito, a oggi, non è risolto in letteratura.
In altre parole: una parte significativa della comunità scientifica ritiene che la NMN debba, almeno in parte, ritrasformarsi in NR prima ancora di raggiungere l'interno della cellula. Se questa ipotesi fosse corretta, la NR non sarebbe soltanto un'alternativa alla NMN, ma potrebbe essere l'intermediario obbligato attraverso cui deve passare la NMN stessa.
Cosa dice la legge, oggi
Al di là del meccanismo, esiste un fatto più semplice da verificare: lo stato normativo. In Europa, il cloruro di nicotinamide riboside è autorizzato come nuovo alimento dal 2020 (Regolamento di esecuzione (UE) 2020/16), dopo una valutazione completa della sua sicurezza e biodisponibilità da parte dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Questa autorizzazione è stata poi estesa nel 2022 a nuove categorie d'uso, fino a 300 mg al giorno per la popolazione generale e 500 mg al giorno in alcuni prodotti nutrizionali regolamentati (Regolamento di esecuzione (UE) 2022/1160).
La NMN, invece, non è a oggi ancora autorizzata come nuovo alimento nell'Unione Europea. L'EFSA ha pubblicato nel maggio 2026 un parere scientifico favorevole sulla sua sicurezza — un passaggio necessario, ma che non equivale a un'autorizzazione: si tratta di un parere, non di un via libera commerciale. L'immissione sul mercato richiede poi un atto di esecuzione della Commissione europea, dopo la consultazione degli Stati membri, che non era ancora stato pubblicato al momento della stesura di questo articolo. Sei anni separano quindi, a oggi, l'entrata in vigore del quadro legale della NR da quello, ancora incompleto, della NMN.
Cosa raccomanda la prudenza scientifica
Sarebbe disonesto concludere che la NMN sia pericolosa: gli studi disponibili, compreso quello del 2020, non hanno riportato alcun segnale di sicurezza preoccupante, e la ricerca su questa molecola avanza ogni anno. Il quadro non è «efficace contro inefficace» né «sicuro contro pericoloso». È più preciso, e più utile: da un lato, una molecola con dieci anni di esperienza umana pubblicata, un meccanismo di ingresso cellulare consolidato e un quadro normativo europeo completo da sei anni. Dall'altro, una molecola promettente, ma la cui storia clinica resta giovane, la cui via d'ingresso nella cellula è ancora dibattuta in letteratura, e il cui status legale in Europa resta, a oggi, ancora in sospeso.
Per una supplementazione pensata sul lungo periodo — un gesto quotidiano, non una prova occasionale — questo differenziale di esperienza non è un dettaglio cosmetico. È esattamente il tipo di divario che una formulazione rigorosa non può ignorare.
Cosa ricordare
La NR e la NMN puntano allo stesso obiettivo: sostenere il pool di NAD+, quella molecola che Harden e Young incontrarono, inconsapevolmente, più di un secolo fa, e la cui importanza la biologia dell'invecchiamento non ha mai smesso, da allora, di precisare. Ma puntare allo stesso obiettivo non significa partire dallo stesso punto. La NR ha alle spalle un decennio di studi clinici pubblicati, un meccanismo cellulare non contestato e un quadro legale europeo stabile dal 2020. La NMN sta progredendo, ma la sua valutazione resta, a oggi, in corso — tanto nella letteratura scientifica quanto sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Non è un'opinione: è ciò che mostrano da sole le date, i protocolli degli studi e i testi normativi, messi uno accanto all'altro.
Questo articolo è pubblicato a scopo informativo ed educativo. Non costituisce un parere medico e non sostituisce la consulenza di un professionista sanitario.